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| 1902 - 2004 |
Salgo a due a due gli scalini, ho voglio di vederla, abbracciarla, stringerla, baciarla. Sono tre anni che non la vedo, la cara zia Antonietta, sorella di mia madre.
Il campanello trilla, la porta si apre ed eccola, sempre la stessa!
E' la fine di settembre e lei, magra magra, in sottoveste a bretelline che fanno intravedere una sbrindellata canottiera, tra due finestroni spalancati che generano un bel movimento d'aria, è a lavare il pavimento.
- Zia, che fai? Non è venuta l'Assunta oggi?
L'Assunta è una santa donna, perché ci vuole una gran pazienza con la zia Antonietta.
- Ma si! Il pavimento è vecchio e va lavato due volte al giorno altrimenti si opacizza!
Lo so. Anche le scale sono vecchie e vanno lavate, di faccia a terra, due volte al giorno!
Le tolgo secchio e panno dalle mani e continuo io.
Lei si ricompone un po’ e quando il pavimento è asciutto ed io tutta sudata, ci sediamo in poltrona a scambiarci un po’ di notizie.
Ma non dura molto, la zia Antonietta non sa stare ferma, e poi mi deve assolutamente mostrare quello che è un po’ il suo orgoglio, il suo armadio che non puzza di vecchio.
- Senti! Senti! - mi dice spingendo la mia testa tra i suoi vestiti, nuovi nuovi, che fanno bella mostra nell'armadio mentre la vestaglietta che indossa è tutta sdrucita.
- Ma zia, perché non indossi uno di questi abiti? Li tieni là ad ammuffire e tu ...
- No! No! Se devo andare da qualche parte ...
e continua a trascinarmi di stanza in stanza a farmi vedere come sono belli, lucidi, puliti i suoi mobili, e tira fuori da una tasca della sua sdrucita vestaglietta uno straccetto e lo passa là e strofina qua.
- Ma zia non ti fermi mai?
- Oh! se mi siedo mi addormento, anche il telegiornale lo guardo in piedi! E poi la casa è grande e c'è sempre qualcosa da fare. Peccato che non vedo più tanto bene. Eh! Che bei vestiti ho cucito alla tua mamma quando era ragazza!
E rivedo la mamma quando mi raccontava di quella sua sorella che le faceva venire il mal di cuore Ore mi faceva stare in piedi, ferma ferma, e tira là, aggiusta qua, scuci, ricuci ... finché non era soddisfatta.
- Lo so, zia, lo so. La mamma sempre me lo raccontava.
Ore diciotto: coprifuoco! E' l'ora del bagno.
- Ora te ne vai nello studio e non esci per nessun motivo. Vengo io a chiamarti.
Temevo di essere messa sotto chiave!
Alle diciotto, ogni giorno, è vietato andare a far visita alla zia Antonietta!
Non ha né doccia né vasca da bagno ma solo una vaschetta di plastica. La riempie a metà e l'accosta al lavandino della cucina e una brocca rossa funge da doccia. Poi, con una asciugamanino che appena la copre, attraversa tutta la casa per raggiungere la stanza da letto dove termina la sua toilette.
E poi la cena! Andrea andava matto per il sugo della zia Antonietta!
La mattina seguente mi alzo di buon ora perché voglio farle trovare la colazione pronta. Ma lei è già in cucina con i piedi in ammollo in una bacinella di acqua calda, anzi bollente altrimenti le gambe non si mettono in movimento dice.
Non riesco in nessun modo a farle qualcosa. Beh! l'aiuterò a infilarsi le calze! e mentre io lo penso lei è già con la gamba destra accavallata sulla sinistra ad infilarsi una prima parte del collant.
Basta! Mi do per vinta.
Le trotterello dietro. Fa questo, fa quello e intanto parla parla parla e di ricordi ne ha tanti ed è un piacere ascoltarla.
- Fermiamoci un momento - le dico - altrimenti stasera sarai uno straccio!
Si ferma di botto, si gira verso di me, mi guarda diritto negli occhi Stammi bene a sentire e non lo dimenticare mai. Mai! Devi lavorare sempre. Sempre! Lavorare fa bene.
Lavoro!
Di lavoro la zia Antonietta ne ha fatto tanto. Non si è mai sposata, troppo magra, nessuna la voleva per nuora, ma ha cresciuto fratelli, nipoti e pronipoti, è stata sempre dietro ad una numerosissima famiglia. E stasera (20 settembre 2002) i numerosissimi nipoti e pronipoti festeggeranno i suoi cento anni!
La zia Antonietta diceva sempre che avrebbe vissuto fino a centocinquanta anni, "non ho niente", ma il 23 aprile 2004, a centodue anni, zitta zitta, se n'è andata lasciando un gran vuoto.
Ti voglio bene, zia Antonietta!

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