Stesa nel suo lettuccio piatto, gli occhi chiusi, le mani scarnite abbandonate sul bianco lenzuolo, le guance incartapecorite bagnate di lacrime.
- Mamma - l'accarezzo asciugandole il viso e lei, con voce roca, ancora una volta chiama il suo figliolo lontano, quel figlio tanto amato che avrebbe voluto vicino.
Le ore passano lente, tra un nome, una lacrima e una carezza.
Nella notte una folata improvvisa di vento smuove le tende, un pesante silenzio incombe nella stanza.
- Padre! Padre! - invoca con un fil di voce.
Stringo teneramente le sue mani fredde tra le mie, per riscaldarle.
- Mamma! Mamma! - la chiamo.
- Padre! Padre! - il petto le si alza in un affannoso respiro.
Mi inginocchio, il mio viso accanto al suo.
- Padre nostro che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo Nome ... - incomincio a pregare e lei si acquieta, il respiro diventa impercettibile e un'ultima lacrima bagna il suo cuscino.
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