A Candela, provincia di Foggia, abita lo zio Egidio, fratello di mio nonno paterno.
Non avevo neanche sei anni quando andai per la prima volta in occasione della festa del santo Patrono, San Rocco.
Il paese era tutto stradine, scalini e case basse e vicino ad ogni uscio era legato un maiale e c’erano anche galline che razzolavano libere vicino alle case.
Non c’erano macchine, solo qualche sgangherata bicicletta.
Povera gente.
Le ragazzine, sedute davanti alla porta di casa su basse seggiole, scacciavano le mosche che si posavano sui visi mocciosi dei fratellini che tenevano in braccio mentre i ragazzi si divertivano a rincorrere le galline o a catturare lucertole con rudimentali fionde.
Quando passai io, pantaloni blu alla pescatora, magliettina a righe grigia e verde, sandaletti rossi, capelli lunghi legati da nastrini rossi, le ragazze mi guardarono come se fossi un extraterrestre e i grandi con disprezzo mormorarono "la femmina co’ u cazone!" (la donna col pantalone!).
Alla festa tutte le ragazze indossarono vestiti nuovi fatti da pezzetti di stoffe varie messi insieme, un tripudio di colori e di disegni.
La famiglia dello zio era benestante ed aveva anche la domestica, una donna sprizzante salute da tutti i pori, che ogni sera, dopo cena, mi lavava i piedi in una bacinella, nella grande cucina nel cui fondo c'era una grande gabbia con i più svariati animali, porci compresi, mi metteva a letto, spegneva la luce e andava via lasciando la porta socchiusa.
Ed io da quello spiraglio una sera vidi lo zio mentre si accingeva ad andare a letto.
Lo zio era un uomo grosso e grasso.
Per coricarsi si appoggiò di schiena al bordo dell'alto letto e la moglie, una donnetta piccola piccola, gli diede una spinta e lui cadde a braccia aperte sul materasso come un grosso birillo colpito dalla palla.
Poi la moglie lo prese per i piedi e con una fatica immane lo fece ruotare di novanta gradi.
Buona notte, zio!
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