Il sole tinge di rosso con i suoi ultimi raggi tutta la distesa del mare e fa brillare come specchietti le navi ancorate al largo.
Sul lungomare c'è un gran passeggio, sembra che tutta la città sia confluita lì per godere della brezza marina in questo caldo giugno.
Le signorinelle, con i loro vestiti rivoltati, guardate a vista dalle mamme, camminano a braccetto, parlano ad alta voce, ridono sguaiate per farsi notare dai marinai americani che, allampanati, masticando chewing-gum, le sbirciano mentre regalano stecche di cioccolato alle sorelline più piccole trascinate dai genitori.
Anche io, anche se non ho una sorella maggiore, ho la mia bella stecca di cioccolato che stringo ingorda, mentre scuoto timida il capo, a mo' di ringraziamento, facendo ondeggiare i lunghi capelli chiari, legati da un fiocco rosso che più ancora mette in risalto il verde dei miei occhi.
Sono contenta per il cioccolato, per il fiocco rosso ma ancor più per lo scamiciatino di seta che la mamma mi ha cucito.
L'ho indossato nel primo pomeriggio per la prima volta e sento ancora addosso gli sguardi invidiosi delle mie amichette quando sono scesa in strada a comperare il latte.
Quando l'aria si riempì del festoso tintinnio delle campanelle cui subito fece coro il petulante belare delle pecore, con il mio scamiciatino rosso, nuovo nuovo, ho preso il tegame del latte, i soldi che la mamma aveva preparato, e mi sono precipitata in strada, scivolando lungo la ringhiera delle scale.
Il pastore con il suo gregge non era ancora arrivato, solo il suo cane, desideroso di carezze, era già lì a scodinzolare tra le nostre gambe.
Gli uomini, pochi, vecchi e grinzosi, incominciarono a parlare di politica e vino; le donne di ministre e pappe tenendo in braccio l'ultimo nato fasciato come un salame, mentre i ragazzini, trascinandosi dietro i tegami, inseguivano una palla ricavata da una vecchia calza gonfiata da cose ancora più vecchie.
Noi bambine, divise da simpatie e antipatie, ci mettemmo a giocare chi a girotondo, chi ai quattro cantoni e spingendo, ridendo, strattonando, parlando sottovoce molte fingevano di non vedermi.
Il vociare non finì neanche quando il pastore, seduto su di un basso e lercio sgabello di legno, attorniato dalle sue pecore, incominciò a mungere.
La strada, coperta di tonde olive nere, piombò nel silenzio quando ogni tegame fu pieno, ma solo per il tempo di far merenda, una fetta di pane zuccherata o accompagnata da mortadella, comperata al momento.
Le donne avevano finito le loro faccende domestiche e si ripulivano e s'imbellettavano. Alcune sarebbero andate con i figli a fare due passi al lungomare o alla villa, altre si sarebbero affacciate ai balconi a chiacchierare con le dirimpettaie, sempre sorvegliando i loro discoli nuovamente in strada mentre le rondini, saettando veloci da una facciata all'altra, avrebbero annunciato con il loro garrire la fine della giornata.



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