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| foto di famiglia |
- Mi farà piacere!
- Ieri ho conosciuto la sua famiglia. Sono andata a prendere il the da loro. Mi hanno accolta molto bene. Mi ha dato l'impressione di una famiglia serena e unita.
- La famiglia è importante. Ogni uomo si porta dietro il bene e il male della propria famiglia. Sciocchezze quando dicono "io sposo lui e non la sua famiglia"! Si sposa lui con la sua famiglia! E' per questi sciocchi che hanno introdotto il divorzio in Italia!
- Ma perché sei così contraria al divorzio?
- Se non ci fosse il divorzio molte coppie starebbero ancora insieme felicemente con i loro figlioli.
- Ma tu avresti mai divorziato dal nonno?
- Mai!
- Anche se ti avesse fatto un torto molto grande? Che so, se ti avesse tradita!
- Ti ho detto mai! Mi sono sposata in chiesa, e senza sceneggiate.
La nonna non ha potuto mettere l'abito bianco!
Era poco più di una bambina quando ha conosciuto Achille. Una conoscenza fatta solo di sguardi rubati.
Le strade della cittadina si erano ripopolate di bambini e ragazzi che giocavano, di mamme che ciarlavano da uscio a uscio, da finestra a finestra, di uomini, che seduti a crocchi davanti ai loro usci, su vecchie seggiole, fumavano le loro pipe e parlavano di pesca, di terra, di politica.
Alle signorinelle era vietato stare in strada, era permesso solo stare sui balconi con il loro lavoro di ricamo, e tra punto e punto sbirciare la strada, rammaricarsi di non essere più bambine, seguire incuriosite i passi di sconosciuti.
E Achille era uno sconosciuto.
Non abitava nel quartiere e per il suo modo di vestire certamente veniva dal nord.
Era un bel ragazzo, anzi un bell'uomo, era già brizzolato.
Cappello, guanti e bastoncino, incedeva elegante, con passo sicuro, guardandosi intorno curioso.
E il suo sguardo salì al primo piano di un antico palazzo settecentesco, e tra le colonnine del balcone sull'imponente portone incontrò due occhi azzurri che lo osservavano.
Da allora, al tramonto, il distinto signore era lì, a passeggiare, gli occhi rivolti verso l'alto.
Fece amicizia con gli uomini del posto che aggiunsero un'altra seggiola per il "signorino" e divisero con lui il loro tabacco.
E, dall'alto, una fanciulla dagli occhi azzurri smise di ricamare.
Poi dagli sguardi si passò ai bigliettini, poche righe su fogliettini profumati e tante promesse.
Quando la madre di Rosa seppe della tresca vietò alla figlia di stare al balcone e così Achille e Rosa non si videro più, ma continuarono a scambiarsi bigliettini con l'aiuto di Osvaldo, un vecchio pescatore romantico innamorato dell'amore.
Achille non piaceva affatto alla mamma di Rosa.
Troppo raffinato per la sua umile famiglia di pescatori, tra l'altro senza il sostegno di braccia maschili: il papà di Rosa non era più tornato con la sua barca dopo quell'improvvisa tempesta che aveva rese vedove tante donne in pochissime ore.
Ora era lei che provvedeva a se stessa e alle sue due figliole andando a fare i mestieri presso la famiglia del Conte, una famiglia che sapeva fare la carità senza farla pesare e lei esprimeva la sua gratitudine con una incommensurabile fedeltà.
Ora questo "signorino" la infastidiva. Quando era al lavoro, lasciando sole in casa le sue due bambine, ché bambine erano ancora, era sempre preoccupata.
Il Conte aveva cercato di sapere qualcosa sul "signorino", gli avevano detto che "sembrava un bravo cristiano" ma non di più, non si sapeva da dove venisse e nemmeno cosa facesse.
E poi era troppo vecchio per sua figlia.
Per fortuna le sue comari gliel'avevano detto e lei aveva potuto troncare tutto sul nascere.
Doveva ancora crescere la sua bambina!
Achille aveva tentato di parlare con la mamma di Rosa. ma questa si era rifiutata di ascoltarlo. Capitolo chiuso, e che non si facesse vedere più sotto il suo balcone!
E invece ogni notte Achille era sotto il balcone.
Rosa, a piedi nudi, andava dietro i vetri della finestra e a gesti comunicavano.
E così il loro amore cresceva.
Rosa voleva parlarne alla madre ma ogni volta che cercava di entrare nell'argomento la madre cambiava discorso.
Tabù!
Vai a ricamare ché tra dieci giorni dobbiamo consegnare!
Erano le due di un giovedì, Achille passeggiava nervosamente sotto il balcone di Rosa mentre Rosa, dietro i vetri, piangeva.
Aveva messo in un sacchetto le sue cose più care e un po’ di biancheria intima, e, a piedi nudi, con le scarpe in mano, aveva detto addio alla sua cameretta.
Il cuore le batteva così forte da impedirle quasi di respirare.
Passo dopo passo, lentamente, attenta a non far rumore, avanzava accompagnata dal ronfare pensante della mamma.
Un altro passo e avrebbe raggiunta la porta, poi bastava aprirla e finalmente avrebbe raggiunto il suo amore.
Ma Rosa trovò la porta sbarrata da un grosso lucchetto, di cui ignorava l'esistenza.
Osvaldo era ancora seduto alla sua seggiola, a fumare l'ultima pipa del giorno e osservava curioso e divertito Achille andare avanti e indietro nervosamente.
- Signorino, c'è qualcosa che non va?
- Eh, si! - e dopo un lungo silenzio - Volevo portarmi via Rosa ma c'è il catenaccio alla porta.
- Tutto qui?
- E le pare poco?
- Su, su! Ora ci penso io!
Osvaldo si alzò lentamente ed entrò in casa.
Achille con una alzata di spalle riprese a passeggiare avanti e indietro.
Dopo un bel po’ ricomparve Osvaldo e con lui un tavolo e una scala.
Il tavolo posizionato sotto la finestra di Rosa e su di esso la scala vinsero il grosso catenaccio e così Rosa, tra le braccia del suo amore, per la prima volta senti la sua calda voce che le sussurrava "Ti amo" "Ti amo".
Sorrido alla nonna-bambina che va incontro all'amore scendendo da una scala a pioli.
Sorrido al nonno che si specchia negli occhi azzurro cielo della mia nonna.
Sorrido al vecchio romantico Osvaldo innamorato dell'amore.

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