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Capitolo I
La mia piccola isola, accarezzata dal mare e baciata dal sole.
Non più di cento case, tutte con giardino, orto e pollaio.
Una chiesetta piccola piccola che fa sentire il suono della sua campana tre volte al giorno.
Un'accozzaglia di edifici vecchi e nuovi che accoglie tutti i servizi necessari alla sopravvivenza della nostra comunità.
Seduta sulla battigia, gioco con le onde che s'infrangono sui miei piedi nudi mentre il mio sguardo si perde sulla terra ferma, lontana, che nitida si delinea all'orizzonte.
Quella terra, tra poco, sarà anche la mia terra!
E, come accade da quando i miei genitori hanno deciso di farmi proseguire negli studi, incomincio a sognare, a progettare il mio futuro.
In verità non ho ancora le idee molto chiare, molte sono le cose che mi piacerebbero fare, e tanto diverse tra loro!
Qual è la strada giusta da seguire?
Meglio dar retta al buonsenso o lasciarsi trasportare dall'istinto?
Cosa farebbe più contenti i miei?
E perché mi lasciano totalmente libera di decidere?
Mi piace disegnare e dipingere.
Mi piace la chimica e le scienze.
Mi piace la matematica e le lettere.
Mi piace cantare e ballare.
Mi piace la vita!
Non sono più su questa terra.
Volo in un mondo di suoni e colori che appartiene solo a me.
Lascio che il mare con i suoi spumeggianti flutti a poco a poco s'impadronisca del mio corpo e mi lascio cullare dal dolce suono della sua voce.
Mi mancherai mio azzurro e profumato mare!
Capitolo II
Tutto è buio intorno a noi.
La rena è fredda e il mare silenzioso.
I nostri genitori ci pensano al baretto a giocare a scacchi, ma noi siamo qui, soli, avvinghiati l'un l'altro.
Non esultano i nostri cuori, il nostro è un abbraccio d'addio.
Ho conosciuto Fabio alla terza elementare, quando arrivò sulla nostra isola con la sua mamma, la nostra nuova maestra.
Venne a sedersi accanto a me.
Mi sorrise, gli sorrisi e fummo subito amici. Inseparabili complici di avventure impossibili.
I nostri giochi finirono un pomeriggio di marzo.
Eravamo in barca a pescare con Anna e Gloria.
Non ero riuscita a far abboccare neanche un pesciolino ed ero depressa.
Ho posato la mia lenza e mi sono seduta sul fondo della barca a guardare, imbronciata, i miei amici.
Fabio era intento a liberare un pesce dall'amo.
Il sole faceva brillare i suoi capelli striati di giallo e la sua pelle perennemente abbronzata.
Sollevò il capo, mi guardò e mi fece l'occhiolino.
Ricambiai.
Rimasi ammaliata dai suoi occhi azzurro metallizzato e sparì per sempre davanti a me il ragazzo sbarazzino dai calzoncini sfilacciati e la maglietta perennemente sporca di marmellata.
Capitolo III
Pioggia di primavera, mi hai salvata!
Ho paura, anzi terrore, d'incontrare Fabio. Al solo pensiero di essergli vicino, di sentire la sua mano sulla mia spalla, il suo modo di salutare, mi tremano le gambe ed il cuore perde e acquista battiti. Due giorni di pioggia! ma oggi c'è il sole e tutto è più vivo e brillante.
Porto Ercole a correre in pineta. Una corsa pazza nella terra ancora bagnata. Il pelo del mio bel cagnone non è più lucido e i miei jeans sono infangati.
Arrossata, ansante, sporca mi siedo sotto un pino ed Ercole mi si accuccia vicino. Accarezzo il mio amico di sempre e chiedo a lui sollievo.
Sono stanca.
Le palpebre, pesanti, si chiudono nel desiderio più grande di annullare tutto il mondo intorno a me e annullare me stessa.
Ripudio una realtà né voluta né desiderata.
Un turbinio di pensieri mi sballotta tra la gioia più grande e la più grande infelicità.
Un lieve fruscio mi scuote, apro gli occhi. Fabio è inginocchiato davanti a me.
Sorride.
Prende il mio capo tra le sue mani e teneramente mi bacia.
Il mio primo bacio!
Capitolo IV
Una costruzione esagonale, posta al centro di un grande giardino, comprende una trentina di bugigattoli, chiamati pomposamente stanze, in cui a malapena entrano un lettino, un armadietto, una sedia e un tavolino, chiamato pomposamente scrivania.
E' gestita da suore laiche, più laiche che suore.
Non è stato facile adattarmi a vivere nella grande città, senza mare, senza grandi spazi verdi, senza un cielo sempre azzurro, lontana dai miei cari, dai miei amici di sempre e da Fabio.
La mia caparbietà, un ramo di pino che ho subito adocchiato e fatto mio nel grande giardino, la facilità di stringere nuove amicizie mi hanno dato la forza di non tornare indietro e proseguire nella strada scelta.
Capitolo V
19 marzo.
Seduta alla scrivania posta sotto la finestra rielaboro i miei appunti di Statistica Economica.
Il profumo della primavera è nell'aria e riempie il mio cuore di nostalgia.
Ho bisogno di muovermi.
Mi alzo.
Mi stiracchio.
Il mio sguardo vaga da albero ad albero, da nuvoletta a nuvoletta.
La casa oltre il giardino ha aperto le sue finestre.
Quella di fronte alla mia è completamente spalancata, una tenda di velo bianco è agganciata ad uno scuretto.
Una testa bionda ora compare e ora scompare.
Dimentico i miei appunti.
Dimentico Fabio.
La testa bionda diventa la protagonista delle mie fantasie.
Capitolo VI
Ci siamo conosciuti a maggio.
La sessione estiva è ormai vicina ed il mio impegno nello studio aumenta di giorno in giorno.
Sono quasi le quattro del mattino ma non riesco ad addormentarmi.
Mi alzo per bere.
Do una sbirciatina alla finestra di fronte.
E' illuminata.
La testa bionda mi saluta con la mano.
Rispondo al saluto e torno a letto.
Sono distesa, occhi sbarrati, con formule matematiche che si intrecciano a fantasie erotiche, quando sento un lieve rumore, di un qualcosa che cade sul pavimento.
E ancora e ancora.
Accendo la luce, mi alzo.
Un leggero sibilo mi raggiunge.
Testa bionda è sotto la mia finestra e mi invita a scendere.
Abbiamo visto sorgere il sole accovacciati sul mio ramo di pino.
Capitolo VII
Capelli biondi, occhi celesti, chiarissimi.
Alto, anzi altissimo, slanciato, scattante.
Le mani, ben curate.
E una voce che va diritto al cuore.
Mi sono innamorata di lui nel momento in cui, prendendomi per la vita, mi ha posata sul mio ramo di pino.
Nel nostro primo incontro ha parlato sempre lui, di lui.
Ed io ho bevuto estasiata le sue parole che mi hanno portata in mondi fantastici facendomi vivere realtà a cui la mia pur fervida fantasia non aveva mai pensato.
La sua professione di baritono lo porta in giro per il mondo e in un mondo tanto diverso dal mio.
Da quella notte non c'è che Rico nei miei pensieri, nel mio cuore, nella mia anima, nella mia vita.
Vivo in uno stato di frenesia febbricitante.
La mattina, come automa, corro all'università per seguire le lezioni, studio senza pause tutto il pomeriggio e la notte, in punta di piedi, con il cuore che martella senza pietà la mia testa, corro all'albero di pino del grande giardino dove lui mi aspetta.
E presso il mio pino sono diventata donna.
Capitolo VIII
Questa mattina, inaspettatamente, le finestre della casa di fronte sono rimaste chiuse e questa notte presso il mio albero di pino non c'è nessun sorriso, nessun caldo abbraccio ad attendermi.
Ho messo il mio cuore in letargo e gli uomini nella categoria "stronzi".
Non penso ad altro che a completare il mio corso di studi, ancora un esame e poi, finalmente la tesi!
Studio Teoria delle decisioni e formulo la mia teoria delle decisioni.
Ho ben chiaro quello che voglio.
Lasciare questa città che puzza di cadaveri!
Capitolo IX
Il giorno della mia laurea: giorno fantastico.
Ai miei genitori brillano gli occhi di felicità e di orgoglio.
Sorridono, stringono le mani ai miei professori e ai miei amici.
E vederli, così, piccoli piccoli, la pelle bruciata dal sole, in abiti lustri lustri come mai li ho visti prima, mia madre finanche con la borsetta invece del solito borsellino di stoffa nera e papà con il cappello invece della coppola, mi si stringe il cuore.
Il mio centodieci e lode è per loro il più bel regalo che io potessi dare.
Il giorno della mia laurea: giorno tristissimo.
Torno a tarda sera nella mia cameretta.
La lettera di un notaio di Roma che mi invita con una certa urgenza nel suo studio per farmi partecipe di atti riguardanti Errico Millani è in bella mostra sulla mia scrivania.
E Rico è lì, nella mia stanza, e vi resta per tutta la notte, con il suo sguardo dolce, la sua voce calda e le sue mani di velluto.
E io sono con lui, tutta la notte, con le mie lacrime, il mio dolore e la mia vergogna.
Giro e rigiro tra le mani la busta bianca che il notaio mi ha consegnato.
Il mio nome è scritto a caratteri piccoli e precisi. La scrittura di Rico?
Non so quale sia la sua scrittura.
Quante cose non so di Rico!
Capitolo X
Apro la busta ... Mia piccola Graz, se tu non mi hai perdonato per il modo con cui io sono sparito dalla tua vita, ancor più io non mi perdono ... e con la sua calligrafia minuta e precisa mi parla del suo amore per me, della sua malattia senza speranze, del suo dolore, della sua rassegnazione, della sua rabbia, del mio sorriso, di un sogno iniziato e finito nello stesso istante, di felicità e dolore strettamente intrecciati tra loro, di progetti senza fondamenta, delle sue lacrime, di vita, di morte ... e chiudo gli occhi stringendoti tra le mie braccia ... ed io sento l'odore del suo corpo, il battito del suo cuore, il suo caldo alito sul mio collo e piango.
Capitolo XI
Apro la finestra e guardo davanti a me.
Un leggero vento agita le foglie di maestosi alberi ora coprendo e ora scoprendo una finestrella nera. Cerco di vedere oltre, cerco una testa rossa china sui libri, una testa rossa che si muove avanti e indietro, una testa rossa che sorride e saluta.
Non devo piangere!
Basta, non devo piangere!
Mi volto e mi guardo intorno.
Un caminetto di marmo bianco che al solo guardarlo ti riscalda, un pianoforte, un enorme mobile-bar e poi poltrone e tappeti e lampade dappertutto.
Chiudo gli occhi. Il suono del piano e una calda voce mi va diritto al cuore "Io non so come sia che il mio pennello lavori e impasti colori contro voglia mia. Se pingere mi piace o cieli o terre o inverni o primavere, egli mi traccia due pupille nere e una bocca procace, e n'esce di Musetta il viso ancora ..."
Due pupille celesti, chiare, anzi chiarissime fissano sorridenti il mio viso.
Sogno o incubo?
Sono nella "nostra" casa, stanze su stanze, colori su colori.
Una casa che non è mia ma che sento mia.
Una casa che non conosco ma in cui mi muovo agevolmente.
Una casa che mi dà calore e mette pace nel mio cuore. ... il tuo posto è qui, mia regina ... mi ha scritto ed io mi sento a casa.
Capitolo XII
Sono passati trent'anni da quel giorno.
Non sono più tornata nella mia isola e sono rimasta nella "nostra casa". Ho vissuto una vita priva di amore, dedita completamente al lavoro che mi ha portata molto in alto.
Ora, andando indietro nel tempo, percepisco questa mia chiusura come un'autopunizione per non aver avuto fiducia nell'amore di Rico interpretando in modo errato la sua sparizione improvvisa, per non essergli stato vicino nella sua ultima lotta.
Sono sola, vuota, arida e da un bel po' non fantastico più su quella che sarebbe stata la mia vita con Rico.
Sempre più spesso penso alla mia isola, accarezzata dal mare e baciata dal sole. Alla casa con giardino, orto e pollaio.
Capitolo XIII
Nulla è cambiato.
Le stradine si intrecciano pulite e addobbate di fiori.
La campana della chiesetta suona tre volte al giorno.
Il mare fa sentire la sua voce.
Respiro area di antico che fa bene alla mia anima.
Ancora non ho incontrato nessuno dei miei vecchi amici anche se so tutto di loro dai miei genitori, molto vecchi ma sempre in gamba.
Capitolo XIV
Ieri ha piovuto tutto il giorno, la pioggia pazza di marzo, ma oggi c'è un sole che fa splendere tutto.
Ercole è morto due anni fa.Me ne vado, sola, in giro per la pineta, accarezzando ogni albero, come a farmi perdonare l'abbandono.
Mi siedo per terra, la spalla appoggiata ad un tronco, e seguo, senza pensieri, una lunga fila di formiche.
Un dolce torpore mi assale, chiudo gli occhi, e in un dormiveglia mi rivedo ragazzina a correre per la pineta col mio cagnone, sulla spiaggia a giocare con i miei amici, a scuola ... so che la mia maestra non c'è più, ma Fabio è ancora sull'isola, solo, e dirige il laboratorio medico.
Lo andrò a trovare.
Mi riconoscerà?
Che ricordi ha conservato di me?
Capitolo XV
Due occhi azzurro metallizzato fissano il mio viso.
Ciao!
Fabio mi sorride ed un calore improvviso scioglie il ghiaccio che per tanti anni ha tenuto prigioniero il mio cuore.


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