confessione

da web

Seduta sulla mia comoda poltrona in pelle rossa continuo a tamburellare sul piano della mia smisurata scrivania in noce.
Oggi non ho voglia di lavorare.
Il cielo è bigio, bigio come i miei pensieri e la mia anima.
Quadri d’autore, sfavillanti lampadari di cristallo, tende di broccato, una incredibile collezione di tappeti mi circondano ma io mi sento in una stanza nuda.
Eppure quanto li ho sognati!
Mi alzo lentamente e vado al mobile-bar a riempire ancora una volta il mio bicchiere di Chase, è il terzo da quando sono arrivata allo studio  e sono appena le dieci.
Ne ho proprio bisogno.
Chiamo Bea all’interfono e le dico di deaktivieren der filidiffusione,  Charlie Parker mi ha stancata.  
Mi gingillo con il telefonino, chiamo-non chiamo; poi passo al PC, meglio una e-mail?
Meglio niente!
Guardo il palmo della mia mano destra, vuoto, neanche un pugno di mosche.
Una lacrima silenziosa riga il mio volto.
Mi vieni incontro, smorto, un sorriso che vuol essere un urlo di sconfitta, gli occhi lucidi da lacrime trattenute da mesi, anni.
Io sono davanti a te, gli occhi bassi perché tu non possa leggere in essi la felicità che fa pulsare il mio cuore procurandoti un’ulteriore ferita.
Il nostro addio si sta prolungando un po’ troppo.
Lascia la mia mano.
Fammi andare …
 … ed ora vorrei tanto tornare.
Quanto mi manchi!
Mi manca la tua vicinanza costante, le tue premurose attenzioni, la tua pazienza, il tuo amore sincero.
Quanto mi manchi!
Mi manca il tuo pacato discutere, la tua virtuosa fedeltà, la tua pura passione,  i tuoi pensieri innocenti.
Quanto mi manchi!
Mi manca la tua voce, le dolci sensazioni della tua vicinanza, le tue carezze, i tuoi baci.
Pazza! Pazza! Pazza!
Tutto ho gettato per un effimero sogno, per un fiore senza colore né profumo, per un albero senza radici, per un castello senza fondamenta, per un ponte sospeso sul nulla.
Guardo il palmo della mia mano destra, vuoto, neanche un pugno di mosche.

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